Le short stories

Le short storiesAmo scrivere racconti. Il racconto ha un corpo leggero e un’anima sottile. Si svela con una luce intensa, nella durata di un istante. È un corto circuito.
Preferisco il racconto al romanzo, anche se questo offre possibilità attraenti; indubbiamente nel romanzo c’è posto per dipanare vicende complesse, storie parallele o a incastro, con andate e ritorni; è un vasto contenitore adatto ad accogliere una visione del mondo articolata, a ritagliare personaggi memorabili, primi piani e sfondi. Ma io non ho una visione del mondo. O meglio, la mia visione del mondo è troppo magmatica per poterla rappresentare in un’architettura definita e definitiva, a cui dedicarmi con continuità costruendola pezzo su pezzo.
Le zone d’ombra sono più vaste di quelle illuminate, la torbidezza rigurgita da ogni crepa, le terre cedono sotto i piedi, intuizioni letali scompigliano l’orizzonte e rendono impossibile un affresco duraturo.
Nei racconti tutto questo trova il suo habitat ideale. Il racconto è il luogo per eccellenza dell’effimero, dell’oscurità incandescente.
Il non-detto è la materia sulla quale lavoro. Scrivere un racconto significa per me raccogliere i relitti che affiorano, assemblare frammenti sparsi. Tracciare l’invisibile.
Non lasciatevi ingannare dalla semplicità delle apparenze.

In copertina AGUA PASADA di ERIKA KUHN