TALET DE BIEN FAIRE a MARANO

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Mira, 15 Febbraio 2010

Incontri con l’autore!

Serate culturali organizzate da Centro Studi Riviera del Brenta e l’Associazione Gli Amici di Marano in collaborazione con Libreria Riviera, col sostegno della Banca del Veneziano e il Patrocinio del Comune di Mira.

“AmMIRA L’AUTORE a MARANO”

Quinta serata di “AmMira l’autore”, martedì 23 febbraio alle 20:45, con il reading del racconto di Claudia Vio, Talent de Bien Faire.

La storia ruota intorno alla figura di Enrico il Navigatore, principe portoghese promotore delle prime audaci esplorazioni dell’Oceano Atlantico agli inizi del Quattrocento. Figura misteriosa, quella di Enrico, che ha lasciato poche tracce di sé. Da questa rarefazione terrena prende spunto il racconto-viaggio di Claudia Vio per cogliere la dimensione spirituale che muove l’essere umano verso la conoscenza. “Talent de bien faire” ha vinto nel giugno 2009 a 5ª edizione del Premio Letterario Internazionale “Le Culture del Mediterraneo” indetto dal Lions Club Genova “I Dogi”.

Sarà presente l’autrice, che ci accompagnerà dentro il racconto con la sua lettura.

Appuntamento presso il Centro Civico di Marano, in via Caltana 66 alle 20.45

Ingresso libero e gratuito.

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Per ulteriori informazioni:

MARANO – Centro Civico 041-479816 (Martedì e Venerdì)

ALLA TORRE CIVICA DI MESTRE

 Barina Torre M'editare Torre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appuntamenti alla Torre di Mestre>Piazza Ferretto

3 febbraio 2010  h.17

presentazione 30/o numero di EDIZIONE DELL’AUTRICE

6 febbraio 2010  h.17

apertura di M’EDITARE – Mostra su Autoeditoria e dintorni

 

Due gli appuntamenti legati all’autoeditoria in programma nella Torre di Mestre, lato Piazza Ferretto, nella prima metà di febbraio. Il 3 febbraio, h.17, EDIZIONE DELL’AUTRICE, testata di poesia e racconti autoedita da Antonella Barina, festeggia il 30/o numero, presentazione con Claudia Vio e Giorgia Pollastri. Il 6 febbraio, h.17, apre M’EDITARE – Mostra su Autoeditoria e dintorni, con libri di autrici e autori che hanno partecipato all’incontro di Venezia a FrariFuori e altri arrivati nel frattempo: Luciano Buggio (Scuola di Fisica Giordano Bruno, Aldina De Stefano (Librini ‘d.e.a’), Alberto Rizzi (Seautos), Alessandro Cabianca (Gruppo 90), Claudio Cinti (Sinopia), Antonella Barina (Edizione dell’Autrice), Marco Gazzato (Omaggio a Malcontenta), Eligio Leschiutta e Simonetta Borrelli (www.realtano.it), Claudia Vio (Unica Edizioni), Giorgia Pollastri (Gruppo Poesia Comunità di Mestre), Gerardo De Stefano (Mon), Giovanni Turchetto (Laboratorio Libri Convitto Foscarini), Rosaria Zanetel (CaroGiorgino), Carmen Àncora (PulcinoElefante di Alberto Casiraghy), Federico Zenoni (Casa Editrice libera e senza impegni), Paola Brolati (FuoriPosto), Claudio Nobbio (Castello della Lucertola), Ettore (C.e.), Daniela M.Arciprete e Franco Furia (Atomi diVersi)  e inoltre Carla Zancanaro, Federica Luise, Andreina Corso, Antonino Marra, Mara Penso, Maria Grazia Galatà, Vittorio Vio, Wilma Vianello, Roberto Costa.
Si tratta di realizzazioni editoriali delle stesse autrici ed autori: un’occasione per guardare alle collaborazioni tra autoeditoria e web autogestito, all’editoria di qualità promossa da chi traduce o organizza per altri, ai disegnatori dell’autoeditoria preziosa e manuale, alla poesia d’occasione rivolta a piccole comunità, a scrittrici e scrittori che ritengono utile disporre il prototipo dell’opera, fino a quadri che parlano come libri. 

La mostra, promossa e organizzata da Edizione dell’Autrice con Unica Edizioni, Realtà Non Ordinaria, Gruppo Poesia Comunità di Mestre e totalmente autofinanziata, resterà aperta fino al 14 febbraio (orario 17-19).

(info: 340-4753994, 340-1560847)

 

FRONTE e RETRO, IL BLOG DI MAX CITI

 

Mi capita abbastanza spesso di parlare di autoeditoria in pubblico. L’uditorio è composto per lo più da scrittori inediti e da appassionati del libro, i cosiddetti “lettori forti”. In genere, questi ultimi non hanno alcuna difficoltà a comprendere la scelta di chi scrive di farsi carico in prima persona dei rischi connessi al pubblicare, anzi mostrano di apprezzarla e non è raro che acquistino qualche mio libretto.

Paradossalmente, dubbi e scetticismo allignano invece fra gli autori inediti. Costoro portano con sé la frustrazione di manoscritti che non trovano un editore, o di libri pubblicati (a pagamento) che trascorrono la loro esistenza chiusi negli scatoloni. Questi autori hanno scoperto che la pubblicazione è solo un breve intervallo tra la stampa e il macero, e si approcciano all’autoeditoria con la speranza di trovare una via d’uscita allo stallo. Di solito, restano delusi dalle mie risposte. Nell’autoeditoria i problemi si moltiplicano anzichè diminuire. L’autore che edita se stesso deve fronteggiare gli ostacoli che qualsiasi editore incontra sulla propria strada. Intendo: il problema della distribuzione (far arrivare i libri ai lettori), quello dell’informazione (far sapere che si esiste), nonchè della vendita (convincere il lettore ad acquistare i libri) e soprattutto quello della lettura (indurre qualcuno a leggere ciò che abbiamo scritto è un’impresa tra le più ardue che si possano immaginare), infine, ma certo non ultimo, è un problema anche la produzione materiale del libro. Il tutto, cercando di non restare aggrovigliati nella matassa degli oneri burocratici e fiscali. Posti di fronte a questa prospettiva, gli autori hanno una reazione di sgomento. A che serve autoeditarmi – obiettano – se devo perdere tempo e denaro più di quanto ne perderei rivolgendomi un editore a pagamento? Accollarsi i problemi di un editore, oltre a quelli dello scrivere, è un controsenso.

Ma appunto in ciò consiste la differenza tra l’autopubblicazione (uso questo termine come sinonimo di editoria a pagamento) e l’autoeditoria. Si sceglie l’autoeditoria proprio perché si vuole affrontare quei problemi (distribuzione, informazione, lettura), che sono i gangli del sistema culturale nel quale si colloca il libro: il libro concepito come parte viva di una circolazione del pensiero; il libro inteso che come produzione di senso che va oltre i contenuti e che scaturisce dai mezzi impiegati, e dai fini che ci si propone in quanto autori e autrici. E poichè l’autoeditoria è focalizzata sull’autore, poichè è un’editoria che esprime il punto di vista dell’autore, va da sé che la risposta ai problemi sopra accennati non può essere un ricalco dell’editoria “tradizionale”. L’autore-editore deve dissodare terreni vergini e trovare alternative. In questo sforzo di esplorazione / invenzione l’esperienza delle librerie indipendenti sono quanto mai preziose.

Questo preambolo era necessario per introdurre Max Citi e il suo blog, Fronte & Retro, che invito caldamente a visitare per la miniera di riflessioni che contiene. Libraio, editore, autore, lettore (e altro ncora), Massimo Citi ha dato vita a un blog che si dirama in varie direzioni. Il percorso che più da vicino interessa gli autori-editori è contenuto nelle pagine (i post) dove Max si racconta come “piccolissimo libraio indipendente”, risoluto a difendere il valore della qualità letteraria. Valore che è destinato a soccombere, perchè il sistema editoriale negli ultimi anni è diventato terreno di conquista di “un blocco formidabile di distributori-editori” che si proietta nelle grandi librerie di catena. La logica commerciale che guida l’oligopolio della produzione-distribuzione libraria, con il Gruppo Messaggerie in testa, privilegia i titoli ad ampia diffusione, affossando quelli meno richiesti o che si reputano di scarso interesse.

Ridurre le proposte editoriali ai soli libri che garantiscono il successo di vendita, che procurano i profitti più elevati, che sono destinati al “target” più ampio possibile, significa affidare la qualità letteraria, qualunque essa sia, ad una “massa” di acquirenti che sono lettori a intermittenza, per lo più estemporanei, plasmati (dagli editori) su collaudate formule letterarie e pochissimo innovative. Questa logica commerciale, concentrata sul “lettore generico”, ha come punto di forza le librerie di catena, punto terminale di una sorta di produzione in serie che strangola le piccole librerie indipendenti. Il libraio “tradizionale” scompare con esse. Nella grande distribuzione, votata ai grandi numeri, non c’è posto per il libraio che legge, suggerisce, sceglie, propone, valorizza, comprende ed esclude. Non è più indispensabile che sia parte attiva della produzione di senso.

La consapevolezza del rischio di estinzione che incombe sulle piccole librerie è presente in tutte le pagine di Max Citi. E se la piccola libreria muore, un identico destino è riservato alle piccole case editrici, le uniche in grado di dare voce agli autori sconosciuti. Perciò leggere il blog di Citi è quanto mai utile per gli autori ansiosi di pubblicare ed è salutare per chiunque abbia a cuore la propria libertà di pensiero, perchè l’editoria spiegata dal punto di vista del libraio (un libraio al fronte) è un’editoria spogliata della retorica secreta dalla grande editoria. Si veda in particolare il post “Qualche goccia d’acqua nel deserto”, illuminante.

Le pagine di Max Citi Hanno poi un garbo intellettuale, una raffinatezza di stile, che le rendono attraenti perfino se non fossero drammaticamente vere. L’ironia e lo spleen accendono i passaggi salienti, la vivezza degli episodi raccontati – intelligente, mai dogmatica né mai pontificale – trasformano il blog in un’opera letteraria in fieri. L’autoritratto di Max descrive l’io narrante e dà il tono generale di questo zibaldone.

“Nato nella sesta decade dello scorso secolo, non alto, non esecutivo, non ricco, non atletico. Libraio per sciagurata passione, scrivano / scrivente stimato ma poco o niente pubblicato. Tendenze alla depressione e / o ad accessi di ilarità incontrollati. Talvolta un po ‘ acido, raramente aggressivo, sopravvive carico di sensi di colpa e di debiti morali, artistici ed economici “.

Ma nel blog di Max Citi vi è dell’altro. Una delle sue ramificazioni conduce a LB – LibriNuovi, rivista trimestrale di attualità librarie, in cartaceo e in web, della quale è coordinatore editoriale con Silvia Treves (e conVictoria Franzinetti direttore responsabile). Già ne ho parlato in “Idee”, il primo dei fascicoli degli “Appunti di autoeditoria”, sottolineando una qualità tra le altre che rende speciale questa pubblicazione. LibriNuovi è una rivista dove la critica letteraria non è affidata uno professionisti, il commento ai libri è opera di lettori. Le implicazioni di questa scelta sono importanti.

La prima è che si afferma con ciò l’idea basilare che la competenza critica deriva essenzialmente dall’esperienza della lettura: il sapere critico è un sapere empirico per eccellenza. Può essere anche innervato dalla competenza specialistica (e deve esserlo, quando la critica è opera di un professionista), ma la sua forza vitale consiste proprio nella pratica della lettura. La seconda implicazione deriva da una visione smaliziata della critica professionista. Sarebbe ingenuo ignorare il fatto che il critico di professione opera all’interno di una produzione culturale sempre più schiacciata, come abbiamo detto, sulla ricerca del massimo profitto e che il suo ruolo, che egli lo voglia o no, è di avvalorare questo sistema. Questa considerazione ci legittima a dubitare della totale attendibilità del suo giudizio. A differenza del professionista, il lettore gode di una libertà di giudizio senz’altro maggiore. Il che lo rende più affidabile. Infine, nella critica ad opera del lettore c’è una virtù speciale che manca in quella del professionista. Se quest’ultimo è onnivoro ed è in grado, grazie agli strumenti specialistici che possiede, di applicarsi a qualsiasi libro, il lettore invece procede per gusti personali e passioni. La sua lettura non è sistematica e neppure universalistica; semmai è frammentaria, discontinua, perché affonda le sue radici in una necessità esistenziale. È forse una critica meno autorevole di quella dei professionisti? Certamente no.

Il critico-lettore è complementare al principio dell’autoeditoria, che vede l’autore editore di se stesso. Nell’autoeditoria l’autore-editore afferma la soggettività quale antidoto a una produzione culturale che dietro l’apparente molteplicità delle scelte commerciali nasconde l’imposizione verticistica di un modello. Un modello che scaturisce, sostanzialmente, dalle teorie del marketing e dalle analisi di mercato (le quali, aggiungo per inciso, rinviano tutte al pregiudizio della prevedibilità e prescrittibilità del mercato, quasi che esso debba seguire una logica matematica, il che non è affatto vero ).

In questa realtà sulla quale incombe il colosso della produzione-distribuzione onnivora, la difesa della soggettività è l’indizio di un approccio umanistico. Max Citi è un umanista? Direi di si. Infatti un altro ramo del suo blog conduce al Progetto Fata Morgana. Scrive Max Citi: “Anni e anni fa ho contribuito a creare una scuola di scrittura creativa gratuita e autogestita alla quale parteciparono una dozzina di amici autori con i quali capitava di parlare di narrativa incontrandosi nei locali della libreria (…) Dopo un paio d ‘ anni di attività ha chiuso i battenti dopo aver partorito il progetto Fata Morgana, progetto che continua ancora “. Ora è un’antologia annuale a tema, curata dall’Associazione Nautilus. Il progetto è affiancato alla rivista LibriNuovi e da “L’Arcipelago del Fantastico”.

Fata Morgana viene definito un progetto ambizioso, “che si fa un punto d’onore di” violare “almeno quattro regole consolidate nel mondo editoriale …”. Lascio ai lettori il piacere di leggere il resto dell’articolo, quello che conta sottolineare è che questa “violazione” segnala l’irrompere della soggettività. La stessa, appunto in chiave umanistica, sulla quale si innerva l’idea di editoria di qualità di Max Citi. “Molti editori (di qualità, ndr), perseguono una propria idea o concetto di editoria, cultura, gusto e sensibilità. Tutti pareri assolutamente discutibili, ovviamente, ma tutti e personali veri. Pareri e modi di giudicare il libro e la cultura non accuratamente lubrificati – e vuoti – come quelli della grande editoria. A me interessa incomparabilmente molto di più il parere e il modo di giudicare il mondo della cultura di Marco Zapparoli della Marcos y Marcos che quello di Ernesto Franco dell’Einaudi. Il parere di un editore libero rispetto a quello di chi è diventato sic et simpliciter un quadro aziendale “.

BLU Pecora

 

Max Citi è anche autore de Il Mare Obliquo, romanzo fantasy, di In controtempo (raccolta di racconti), e di Riduzione a icona. Ama sperimentare.

“Giusto perchè non vi dimentichiate troppo presto di me, ho messo in piedi una cosuccia nuova in complicità con Silvia Treves (S_3ves). Si tratta di un romanzo di SF che abbiamo scritto a quattro mani e che pubblicheremo a puntate, secondo la nobile tradizione del feuilleton, su un Blog che abbiamo aperto a bella posta.
Romanzo e blog hanno lo stesso nome: Riduzione a icona.
Quanto ai motivi di questa insana e impulsiva decisione vi rimando all’intro che appare sul blog di RaI. In questa sede basterà dire che far girare un romanzo in forma semiclandestina in attesa di essere finalmente «scoperti» da qualche abile e talentoso editor (ma ce ne sono ancora?) è un’operazione patetica, soprattutto se il romanzo è di fantascienza. E pubblicare con CS_libri in tempi di magra come questi non è una grande idea. Oltretutto è sempre possibile che il romanzo valga molto meno di quanto crediamo io e Silvia (che non casualmente è anche mia moglie), ma l’unico modo che abbiamo per saperlo, in fondo, è quello di farlo leggere.
Quindi …”.

CS_Libri, questa è la chicca finale, è la casa editrice che fa capo alla libreria di Max Citi. Che dunque è anche editore. L’ultima pubblicazione in ordine di tempo: il racconto fantastico Sarà ieri di Silvia Treves. Dice di lei Max Citi, con parole che condensano umanità e sapienza letteraria:

“È un buon libro, penso.
Sono il marito del soggetto in questione ma lo penso lo stesso.
Potete trascinarmi in tribunale, ma lo affermo ugualmente.
Per qualsiasi lamentela, rammarico, protesta potete anche scrivermi.
Nel caso.
Non vi restituirò i soldi ma vi dimostrerò in modo capziosamente e cervelloticamente fraudolento che in realtà non sapete leggere.

Buona lettura! “.

http://fronteretro.blogdpot.com

Claudia Vio, 15/1/2010

Le immagini sono tratte dal sito www.blublu.org

“FILOSOFIA” DELL’HOME TO HOME

 

La denominazione “Home to Home” è una felice proposta di Alessandra Pagan, scaturita qualche anno fa durante una conversazione telefonica. Le spiegavo la mia intenzione di realizzare dei reading nelle case private ed ero incerta sul nome da dare a questa modalità di circolazione dei libri.
Poi però non se n’ è fatto nulla, l’ipotesi si è rivelata subito impraticabile.

L’idea di un circuito Home to Home elettronico è maturata di recente, mentre consideravo le trasformazioni in atto nel mondo dell’editoria.
Le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni (i software di grafica accessibili a chiunque sia un poco pratico di computer, la stampa digitale collegata al print on demand, e soprattutto Internet) hanno favorito lo sviluppo dell’editoria di servizio, cioè dei siti che forniscono servizi editoriali. Lo spettro dei servizi offerti è ampio, da quelli minimi indispensabili per l’esistenza di un libro (grafica e pubblicazione, sia in cartaceo che in e-book), a quelli propri di una redazione, ad esempio la correzione di bozze, fino all’immissione in un circuito distributivo e di vendita con annesso marketing.
In altre parole si sta creando un business che si manifesta come editoria diffusa e che vede protagoniste non più le case editrici tradizionali intese come produttrici di contenuti, quanto piuttosto i gestori della comunicazione in web. Questo tipo di editoria, svincolata dal cartaceo, è svincolata anche dal sistema produttivo e informativo connesso al cartaceo e alla sua fisicità.
Nella produzione in cartaceo i soggetti sono l’editore nel ruolo di produttore e venditore all’ingrosso, le librerie come punti vendita al dettaglio, i distributori che si occupano di trasportare i libri ai vari punti vendita. L’editore ha un ruolo centrale in quanto selettore e responsabile dei contenuti pubblicati (cioè gli autori) e in quanto promotore delle opere, in sinergia con gli organi di informazione e con la critica.
L’editoria di servizio, dove il settore di spicco è l’autopubblicazione, funziona in un altro modo. Qui è centrale la distribuzione intesa come sistema di gestione delle informazioni. In essa si fondono operazioni che sono invece separate nella produzione tradizionale: la messa in forma dei contenuti (in e-book oppure stampati), la loro collocazione nelle librerie on-line per la vendita e infine la loro pubblicizzazione. Cruciale è la competenza informatica, necessaria per usare i programmi e collegarli fra loro, sicché l’editore è spesso un grafico web, o comunque un esperto di siti. Questo tipo di editore non risponde dei contenuti (non sceglie gli autori, non sceglie i libri), la sua clientela è costituita dagli autori e, in generale, dai soggetti interessati per varie ragioni a pubblicare un numero limitato di copie ad personam (es. editori con pubblicazioni fuori catalogo, biblioteche, associazioni, istituzioni). Questo editore fornisce i servizi richiesti (impaginazione, redazione, stampa, vendita, informazione/pubblicità) a pagamento, collegando il soggetto-autore ai potenziali acquirenti. Il suo sogno è moltiplicare gli autori, attirarne il maggior numero possibile.

BLU Minotauro

Dai murales di Blu, www.blublu.org

 

Si tratta di una mutazione di grandissimo rilievo. Mentre infatti l’editoria tradizionale si colloca nel settore secondario, quello dell’industria che produce manufatti, l’editoria di servizio appartiene al settore terziario, quello dei servizi appunto.
Allo stesso modo cambia il ruolo dell’autore rispetto al sistema editoriale. Nell’editoria tradizionale, quella legata al cartaceo, l’autore rappresenta un costo per l’editore, a volte anche molto oneroso, basti pensare alle cifre vertiginose pagate per l’acquisto dei diritti d’autore nelle aste internazionali. Nell’editoria di servizio, invece, l’autore è un cliente e non costa nulla.

Il Circuito Home to Home (per il quale rinvio al post specifico) è qualcosa di più della semplice possibilità di scaricare un pdf nel proprio pc e di stamparlo a casa propria, pratica peraltro già molto comune. L’Home to Home viene da me proposto come circuito perché vuole segnalare la necessità di intervenire come autori-editori nella “distribuzione” in modo diverso da quanto avviene nel business dell’editoria di servizio, pur avvalendosi delle stesse tecnologie (tra queste, il desktop publishing: vedi il post).
L’Home to Home si fonda sul rapporto interpersonale, diretto e privato, tra autrice e lettori, che è il principio ispiratore di Unica Edizioni. Per questa ragione è proposto come modalità di circolazione dei contenuti in forma gratuita e privata. Esprime il senso di una pratica editoriale dove l’autore e il lettore sono protagonisti assoluti e prioritari. I contenuti (i libri) vengono inviati direttamente dalla Home-page del mio sito alla Home-page di un sito amico, e il costo di questo passaggio non verrà mai scaricato sul prezzo di copertina.
La mediazione produttore-consumatore è azzerata; anzi, il cosiddetto consumatore è a sua volta produttore senza che ciò generi lucro. Egli è produttore a proprio esclusivo vantaggio. Per la casa editrice, per la sottoscritta, il vantaggio è la circolazione dei propri testi, avere dei lettori.

All’editoria mutante ho dedicato una categoria specifica nel blog. Parlerò di Messaggerie, un caso esemplare di distributore che diventa editore, e di autopubblicazione come spia della trasformazione in corso.

Claudia 11/12/2009

ALLA ROTONDA DI BADOERE

 

Domenica 20 dicembre, di mattina,  sarò presente con i libri di Unica Edizioni alla Mostra-Mercato del Libro che si terrà nella Rotonda di Badoere (Treviso). 

 rotonda badoere

La Rotonda di Badoere, costruita alla fine del Seicento dalla famiglia patrizia Badoer, è una delle barchesse più famose del Veneto. Il suo grandioso porticato semicircolare è un colpo d’occhio che merita da solo una visita così come la piazza all’interno dell’emiciclo, che ha conservato i tratti originari di spazio dedicato al mercato e agli incontri, di luogo di confine fra la campagna (bellissima l’idea di conservare il prato) e l’insediamento urbano.

Destinata a ospitare una serie di botteghe su un semicerchio e abitazioni sull’altro, la Rotonda si contraddistingue per fascino e raffinatezza, nel segno della migliore tradizione veneta. Ora, dal 6 al 20 dicembre, nella chiesa di S. Antonio si tiene l’annuale Mostra-Mercato del Libro organizzata dalla Biblioteca Comunale di Morgano in collaborazione con l’AVIS. Domenica 20 dicembre, dalle 9,00 alle 13,00, sarò presente alla Mostra con i miei libri.

Ritorno con emozione a Badoere dove sono stata la prima volta un paio di anni fa, ospite degli incontri con l’autore organizzati da Paola Beggio con la Biblioteca di Morgano. Presentavo il mio primo libro, “La vocazione delle donne”. A Paola Beggio devo il ricordo di una delle presentazioni più intense tra quelle che ho fatto. Animatrice di un gruppo attento e vivace, Paola ha contribuito non poco alla costituzione della Biblioteca, che infatti è diventata una vera “casa dei libri”, dove i libri ti accolgono, ti inducono a restare in loro compagnia. È una biblioteca costruita intorno al piacere della lettura, un piacere che contagia chiunque vi metta piede.   

Claudia

11/12/2009

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Rotonda di Badoere

Piazza Indipendenza – Badoere di Morgano
Epoca: seconda metà XVIII sec.
Attuale destinazione d’uso:
abitazioni ed esercizi commerciali
Visitabile sempre
Ingresso libero

 

Prinicpali Appuntamenti:

Fiera dei Trovarobe: Ogni 1° Domenica del Mese dalle 8:00 alle 20:00, escluso il mese di agosto;

Mostra dell’artigianato e della creatività, 3° Domenica del Mese dalle 8:00 alle 20:00 nei mesi di marzo, aprile, maggio, settembre, ottobre, novembre e dicembre. A novembre e dicembre, diventa un mercatino di Natale con quasi 150 espositori;

“Mostra dell’Asparago IGP di Badoere”, organizzata dal Comune e dalla Pro Loco del Comune di Morgano il 1° maggio di ogni anno.

 

 

Cenni storici del Comune di Morgano

L’origine del nome Morgano si perde nelle leggende popolari tramandate dai poeti. Una di queste narra di una fanciulla chiamata Murgania di tale grande bellezza da essere adorata come incarnazione di Venere e, ad essa, fu eretto un tempio: la località fu chiamata Morgano. Le prime notizie su Morgano riportano l’esistenza di un centro religioso che già nel dodicesimo secolo godeva di una certa rilevanza nel territorio, anche se la presenza di un luogo di culto dedicato a San Martino, santo particolarmente caro a Franchi e Longobardi , sembra risalire ad alcuni secoli prima del Mille.
Divenuta contea sotto i longobardi legò il suo nome alla famiglia cui appartenne: i Conti da Morgano. Nel 1339 la Marca Trevigiana fu assegnata a Venezia che provvide a suddividere il territorio in grandi proprietà terriere gestite dalle nobili famiglie veneziane. A Morgano arrivano i Badoer, i Basadonna, i Revedine e i Marcello. La popolazione locale segue le sorti degli abitanti dell’entroterra veneto, ma la presenza delle acque del Sile, del Zero, del Rio garantiscono la pesca e lo sviluppo dell’agricoltura e di tutte le attività legate all’industria molitoria.
Con l’incremento dell’agricoltura e dell’allevamento si rese necessaria l’istituzione di una sede permanente di mercato autorizzato dalla Serenissima Repubblica nel 1689 ad Angelo Badoer. Per ospitare degnamente il mercato, i Badoer che possedevano terre e beni a Morgano, costruirono nella località detta Zeruol di Sopra la Rotonda di Badoere. Il mercato si svolgeva il lunedì e divenne ben presto famoso ed apprezzato nel circondario. Oggi la Rotonda di Badoere fa da sfondo a varie manifestazioni di carattere locale e culturale.

(Informazioni tratte dal sito del Comune di Morgano)

LIBRERIE AMICHE (e non solo)

Qui trovate l’elenco ragionato dei luoghi – librerie e non – che ospitano i libri di Unica Edizioni. Sono pochi e ultraselezionati. Sono escluse dall’elenco:

- le librerie che non sono raggiungibili in poche ore da Mestre, dove vivo, perché i libri li porto di persona;

- le librerie dove il titolare è perennemente introvabile;

- le librerie dove il titolare storce il naso perchè i miei libri non hanno una distribuzione nazionale e non sono prodotti industriali (proporre libri autoprodotti è un ottimo test per verificare, con sgomento, fino a che punto i “gusti del consumatore” sono plasmati dall’industria. Viene considerato bello e degno di attenzione il prodotto omologato, la serialità è un valore estetico). 
(continua…)

AUTOEDITORIA

Qualche anno fa, quando ho cominciato a produrre i miei racconti con Unica Edizioni, ho spiegato cosa intendevo con il termine “autoeditoria”. L’autoeditoria, dicevo, è l’editoria gestita in prima persona dagli autori e dalle autrici, focalizzata sulle esigenze della scrittura.
(continua…)

BORGO LIBRARIO PARLA DI CHIARI

Trascrivo l’articolo pubblicato da Borgo Librario sulla Rassegna della Microeditoria di Chiari. 

www.borgolibrario.it

Apre i battenti venerdì 13 a Chiari la 7ª edizione della Rassegna della Microeditoria, tre giorni dedicati alla piccola editoria di qualità con oltre un centinaio di espositori da ogni parte d’Italia e un programma che vede alternarsi presentazioni, interviste, readings e iniziative culturali nella cornice della prestigiosa Villa Mazzotti, gioiello liberty a pochi chilometri da Brescia.
(continua…)

RADIO VERA – MICROEDITORIA A CHIARI

Trascrivo da Radio Vera di Brescia l’articolo pubblicato oggi, 17/11/2009, a chiusura della Rassegna della Mircoeditoria di Chiari, manifestazione organizzata in modo eccellente dall’associazione “L’Impronta” e premiata anche quest’anno da un grande successo di pubblico.

 

LA MICROEDITORIA DA’ L’ARRIVEDERCI

CHIUSA CON GRANDE SUCCESSO LA VII EDIZIONE

  (continua…)

CASA EDITRICE LIBERA E SENZA IMPEGNI

Trovavo tracce di lui qualche mese fa nel sito dei Troglodita Tribe. Nuove tracce le rinvengo a Libri in Cantina, il settembre scorso.

A Chiari finalmente lo conosco: Federico Zenoni, “illustratore e batterista autodidatta, autore e editore di manufatti artistico-editoriali e sonori a tiratura limitatissima e saltuaria, realizzati artigianalmente con materiali riciclati e sopravviventi nel mondo extramercantile del baratto postale”.

I libelli di Federico Zenoni sono dissacranti e funambolici.
(continua…)