FESTA D’ARTISTA

ZENONI Locandina

Festa d’artista con Federico Zenoni sabato 26 giugno dalle 18,00 alle 22,30 all’Ateneo degli Imperfetti a Marghera, Via Bottenigo 209.

FEDERICO ZENONI, milanese, ha fondato nel 2001 la casa editrice LIBERA e SENZA IMPEGNI per l’autoproduzione di manufatti artistico-editoriali e sonori a tiratura limitatissima e saltuaria, realizzati artigianalmente con materiali riciclati.

Programma:

- ore 18,00 Inaugurazione della mostra CARTA DA PARETI di Federico Zenoni. Introduce l’incontro Ellis Fraccaro.

- dalle ore 20,30 Baccano e baccanali: picnic serale nel giardino dell’Ateneo e Perturbazioni sonore di R.S.V.P. Incursioni recitanti di Claudia Vio tratte da “Del rumoroso autodidatta” di F. Zenoni.

L’iniziativa è organizzata dall’Ateneo degli Imperfetti in collaborazione con Unica Edizioni.

Info: digasta@tin.it

Per raggiungere l’Ateneo: percorrere tutta Via Fratelli Bandiera in direzione Riviera del Brenta. Al bivio proseguire a destra. Dopo circa cento metri si è arrivati.

Il percorso è illustrato nel volantino qui sotto.

Vi aspettiamo!

 

 

 

 Zenoni Volantino A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIZZARRO INFERNALE A VILLA SETTEMBRINI

  

Martedì 20 Aprile 2010 – Ore 17,30

Villa Settembrini, Via Carducci 32, Mestre (Ve)

Ciclo “L”Editoria culturale in Veneto” della Regione Veneto – U.P. Attività Culturali e Spettacolo.

Unica Edizioni presenta BIZZARRO INFERNALE di Claudia Vio. Introduce l’incontro Alessandra Pagan, musicologa e autrice di “Editare se stessi. Realtà veneziane” (Sinopia, 2010).

 

Bizzarro infernale 1

    

CLAUDIA VIO, Bizzarro infernale, Collana “Appunti di autoeditoria”  

L’autopubblicazione è un fenomeno in rapida espansione, come testimoniano gli innumerevoli siti di self-publishing. Si tratta davvero di autoeditoria, come dichiara di essere? Quale libertà di comunicare si realizza per gli autori e le autrici che adottano il self-publishing?

A questi e ad altri interrogativi che investono l’editoria mutante risponde “Bizzarro Infernale” di Claudia Vio, scrittrice che ha creato Unica Edizioni esclusivamente per i propri racconti.

Il fascicolo contiene il testo della relazione di Claudia Vio per la conferenza sul tema “L’autoeditoria. Una nuova proposta per la comunicazione letteraria” tenuta all’Università Ca’ Foscari di Venezia con Alessandra Pagan e Antonella Barina nel marzo 2010.

 

Claudia Vio

(Venezia,1954) è scrittrice e editrice.

Nel 2006 fonda Unica Edizioni, piccola impresa individuale destinata alla circolazione dei propri racconti. Con Unica Eedizioni pubblica La vocazione delle donne (2006), raccolta già finalista al Premio Calvino 2001, con postfazione di Alessandra Pagan (Dopo l’ultima parola, 2007). Nell’ottobre 2008  inizia la collana di racconti brevi Istantanee di anime in pena e nel 2009 la collana Sit-in. Alla narrativa affianca dal 2007 gli Appunti di autoeditoria, con riflessioni dell’autrice sull’autoeditoria.

Suoi racconti e poesie sono presenti in riviste e raccolte antologiche; tra queste, Collezione da Tiffany, antologia dei migliori racconti del Maltese Narrazioni (Ed. EIG, 2002) e M’Ama? Mamme madri matrigne oppure no a cura di Annalisa Bruni, Saveria Chemotti, Antonella Cilento (Ed. Il Poligrafo, 2008). Nel 2009 con il racconto Talent de bien faire ottiene il Primo premio a “Le Culture del Mediterraneo”, Premio letterario internazionale, 5ª edizione, indetto dal Lions Club I Dogi di Genova.

Claudia Vio promuove iniziative senza scopo di lucro a favore di autori e autrici autoprodotti e autoediti, con reading e incontri di lettura. Ha ideato e organizzato “Note di Donne”, annuale staffetta di scrittura musica arte delle donne lungo la Riviera del Brenta, giunta nel 2009 alla terza edizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

CRONISTORIA DELL’AUTOEDITORIA VENEZIANA

L’autoeditoria è l’editoria praticata dagli autori e dalle autrici che assumono in prima persona la responsabilità editoriale delle proprie opere, ponendo al centro della loro azione il principio di libertà. Scrittori e scrittrici pubblicano esclusivamente i propri testi. *

Nel 2003 Antonella Barina, poeta e drammaturga, dà vita a Edizione dell’Autrice, testata di poesie autoprodotta, iscritta al Tribunale di Venezia nel 2005. Nel gennaio 2006 Claudia Vio fonda Unica Edizioni, piccola impresa editoriale destinata ai propri racconti. Nella sua prima pubblicazione (La vocazione delle donne, maggio 2006, con postfazione Dopo l’ultima parola di Alessandra Pagan), Claudia Vio indica Edizione dell’Autrice quale fonte di ispirazione del processo produttivo che salda in un’unica entità l’autrice e l’editrice.

Nel 2007 Claudia Vio in collaborazione con Antonella Barina promuove a Venezia “Aut Aut – Rassegna di autrici e autori autoprodotti” articolata in cinque incontri (23 gennaio – 6 febbraio 2007). Per la prima volta il termine “autoeditoria” viene usato nel contesto veneziano per indicare Edizione dell’Autrice e Unica Edizioni; l’autoeditoria viene distinta dall’autopubblicazione e dall’autoproduzione (Claudia Vio, “Autoproduzione e autoeditoria” e “Autoeditoria o autopubblicazione”, in “Editorial/diario” – brochure di “Aut Aut”, ora nel fascicolo omonimo degli “Appunti di autoeditoria” di Unica Edizioni).

Nel marzo dello stesso anno Claudia Vio pubblica Idee, primo fascicolo della collana “Appunti di autoeditoria” di Unica Edizioni, con riflessioni dell’autrice e la definizione dell’autoeditoria quale editoria di autori e autrici che assumono in prima persona la responsabilità editoriale delle proprie opere, ponendo al centro della loro azione il principio di libertà. Nel giugno 2007 Claudia Vio pubblica il secondo fascicolo, Aut Aut, dedicato alla rassegna veneziana a cui fa seguito il volantino “Manifesto dell’autoeditoria”.

“Leggere Donna” (Maggio-Giugno 2007) pubblica “Autoproduzione in un’autointervista” di Antonella Barina e Claudia Vio.

“L’Indice dei Libri” (Luglio-Agosto 2007) pubblica “Tra scrittura e autoeditoria” di Mario Marchetti, recensione alla raccolta La vocazione delle donne di Claudia Vio, già finalista al Premio Calvino 2001, con informazioni sull’autoeditoria veneziana.

Nell’ottobre dello stesso anno Edizione dell’Autrice promuove all’interno del Salone di Pace l’incontro “Io m’edito, tu medita” con Antonella Barina, Claudia Vio e Alessandra Pagan. Nel novembre 2008 Edizione dell’Autrice e Unica Edizioni partecipano all’incontro “M_editando” presso la Galleria A+A di Venezia.

Nel gennaio 2009 Edizione dell’Autrice promuove il secondo appuntamento di “M’editare” nell’ambito di FrariFuori, momento d’incontro tra le diverse esperienze di autoproduzione del veneziano. Segue in febbraio l’incontro “Editarsi o farsi editare, questo è il dilemma” presso la Torre Civica di Mestre (ciclo “I mercoledì della Torre”) organizzato dalla Municipalità di Mestre Carpenedo con la collaborazione della Biblioteca decentrata n.12 Terraglio; partecipano Mirko Visentin (Auto-editore), Fabio Santin (Edizioni Centro internazionale della Grafica di Venezia), Antonella Barina (Edizione dell’Autrice), Claudia Vio (Unica Edizioni), Andreina Corso (Autoedizioni dell’Ultima).

In maggio Claudia Vio e Antonella Barina, su invito di Mario Marchetti, membro del Comitato di lettura del Premio Calvino 2001, sono ospiti del Circolo dei Lettori di Torino dove raccontano la loro esperienza di autoeditoria. Segue in giugno, nel piccolo teatro Fuori Posto di Mestre, il reading “M’editando” promosso da Claudia Vio, con Antonella Barina e Andreina Corso. Nell’agosto del 2009 Claudia Vio pubblica il terzo fascicolo degli “Appunti di autoeditoria” intitolato Genesi.

Sempre nel 2009 al sito di Unica Edizioni si aggiunge il blog (www.unicaedizioni.com/blog) con spunti di riflessione su editoria e autoeditoria, una mappatura degli autori e delle autrici autoediti (Sezione “Segnalazioni”), articoli e link per una rete di autoeditoria. Nei post del 2009 si parla di Casa Editrice Libera e Senza Impegni di Federico Zenoni, Troglodita Tribe S.p.A.f., Fuori Rotta di Roberto Costa e del blog Fronte & Retro di Max Citi. Il criterio di identificazione degli autoediti è l’attività editoriale dichiarata e continuativa da parte degli autori e delle autrici.

Nel gennaio 2010 a Venezia ritorna l’incontro “M’editare – Riflessioni su Autoeditoria e dintorni” nell’ambito di FrariFuori promosso da Edizione dell’Autrice in collaborazione con Unica Edizioni: autori e autrici locali si confrontano sulle diverse modalità di editoria. Segue in febbraio alla Torre di Mestre “M’Editare – Mostra di Autoeditoria e dintorni” (6-4 febbraio) promossa da Edizione dell’Autrice in collaborazione con Unica Edizioni, Realtà Non Ordinaria e Gruppo Poesia Comunità di Mestre.

Nel marzo 2010 Unica Edizioni pubblica Bizzarro infernale di Claudia Vio, quarto fascicolo della collana “Appunti di autoeditoria”.  Alessandra Pagan pubblica con Sinopia Edizioni Editare se stessi – Realtà veneziane, saggio sull’autoeditoria veneziana.

Sempre in marzo, conferenza di Alessandra Pagan, Claudia Vio e Antonella Barina sul tema “L’autoeditoria. Una nuova proposta per la comunicazione letteraria” tenuta all’Università Ca’ Foscari di Venezia (Dipartimento di Italianistica e Filologia Romanza).

* Questa breve cronistoria riferisce soltanto le iniziative e le riflessioni prodotte al fine di diffondere la pratica dell’autoeditoria, perciò non dà conto dell’attività autoeditoriale svolta in modo individuale da scrittrici e scrittori che vengono qui ricordati.

Claudia Vio

19 Marzo 2010

AUTOEDITORIA A CA’ FOSCARI

Mercoledì 17 marzo 2010 alle ore 15,00, nell’Aula 2B  dell’Università di Ca’ Foscari a Venezia – Dipartimento di Italianistica e Filologia Romanza, conferenza sul tema: “L’autoeditoria. Una nuova proposta per la comunicazione letteraria”.

Relatori: Antonella Barina, Alessandra Pagan, Claudia Vio.

La conferenza si svolge nell’ambito del corso triennale di Letteratura italiana contemporanea. Docente del corso: Prof.ssa Ricciarda Rocorda.

La S.V. è invitata a partecipare.

Autoeditoria a Ca' Foscari

ALLA TORRE CIVICA DI MESTRE

 Barina Torre M'editare Torre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appuntamenti alla Torre di Mestre>Piazza Ferretto

3 febbraio 2010  h.17

presentazione 30/o numero di EDIZIONE DELL’AUTRICE

6 febbraio 2010  h.17

apertura di M’EDITARE – Mostra su Autoeditoria e dintorni

 

Due gli appuntamenti legati all’autoeditoria in programma nella Torre di Mestre, lato Piazza Ferretto, nella prima metà di febbraio. Il 3 febbraio, h.17, EDIZIONE DELL’AUTRICE, testata di poesia e racconti autoedita da Antonella Barina, festeggia il 30/o numero, presentazione con Claudia Vio e Giorgia Pollastri. Il 6 febbraio, h.17, apre M’EDITARE – Mostra su Autoeditoria e dintorni, con libri di autrici e autori che hanno partecipato all’incontro di Venezia a FrariFuori e altri arrivati nel frattempo: Luciano Buggio (Scuola di Fisica Giordano Bruno, Aldina De Stefano (Librini ‘d.e.a’), Alberto Rizzi (Seautos), Alessandro Cabianca (Gruppo 90), Claudio Cinti (Sinopia), Antonella Barina (Edizione dell’Autrice), Marco Gazzato (Omaggio a Malcontenta), Eligio Leschiutta e Simonetta Borrelli (www.realtano.it), Claudia Vio (Unica Edizioni), Giorgia Pollastri (Gruppo Poesia Comunità di Mestre), Gerardo De Stefano (Mon), Giovanni Turchetto (Laboratorio Libri Convitto Foscarini), Rosaria Zanetel (CaroGiorgino), Carmen Àncora (PulcinoElefante di Alberto Casiraghy), Federico Zenoni (Casa Editrice libera e senza impegni), Paola Brolati (FuoriPosto), Claudio Nobbio (Castello della Lucertola), Ettore (C.e.), Daniela M.Arciprete e Franco Furia (Atomi diVersi)  e inoltre Carla Zancanaro, Federica Luise, Andreina Corso, Antonino Marra, Mara Penso, Maria Grazia Galatà, Vittorio Vio, Wilma Vianello, Roberto Costa.
Si tratta di realizzazioni editoriali delle stesse autrici ed autori: un’occasione per guardare alle collaborazioni tra autoeditoria e web autogestito, all’editoria di qualità promossa da chi traduce o organizza per altri, ai disegnatori dell’autoeditoria preziosa e manuale, alla poesia d’occasione rivolta a piccole comunità, a scrittrici e scrittori che ritengono utile disporre il prototipo dell’opera, fino a quadri che parlano come libri. 

La mostra, promossa e organizzata da Edizione dell’Autrice con Unica Edizioni, Realtà Non Ordinaria, Gruppo Poesia Comunità di Mestre e totalmente autofinanziata, resterà aperta fino al 14 febbraio (orario 17-19).

(info: 340-4753994, 340-1560847)

 

FRONTE & RETRO, IL BLOG DI MAX CITI

 

Mi capita abbastanza spesso di parlare di autoeditoria in pubblico. L’uditorio è composto per lo più da scrittori inediti e da appassionati del libro, i cosiddetti “lettori forti”. In genere, questi ultimi non hanno alcuna difficoltà a comprendere la scelta di chi scrive di farsi carico in prima persona dei rischi connessi al pubblicare, anzi mostrano di apprezzarla e non è raro che acquistino qualche mio libretto.

Paradossalmente, dubbi e scetticismo allignano invece fra gli autori inediti. Costoro portano con sé la frustrazione di manoscritti che non trovano un editore, o di libri pubblicati (a pagamento) che trascorrono la loro esistenza chiusi negli scatoloni. Questi autori hanno scoperto che la pubblicazione è solo un breve intervallo tra la stampa e il macero, e si approcciano all’autoeditoria con la speranza di trovare una via d’uscita allo stallo. Di solito, restano delusi dalle mie risposte. Nell’autoeditoria i problemi si moltiplicano anzichè diminuire. L’autore che edita se stesso deve fronteggiare gli ostacoli che qualsiasi editore incontra sulla propria strada. Intendo: il problema della distribuzione (far arrivare i libri ai lettori), quello dell’informazione (far sapere che si esiste), nonchè della vendita (convincere il lettore ad acquistare i libri) e soprattutto quello della lettura (indurre qualcuno a leggere ciò che abbiamo scritto è un’impresa tra le più ardue che si possano immaginare), infine, ma certo non ultimo, è un problema anche la produzione materiale del libro. Il tutto, cercando di non restare aggrovigliati nella matassa degli oneri burocratici e fiscali. Posti di fronte a questa prospettiva, gli autori hanno una reazione di sgomento. A che serve autoeditarmi – obiettano – se devo perdere tempo e denaro più di quanto ne perderei rivolgendomi un editore a pagamento? Accollarsi i problemi di un editore, oltre a quelli dello scrivere, è un controsenso.

Ma appunto in ciò consiste la differenza tra l’autopubblicazione (uso questo termine come sinonimo di editoria a pagamento) e l’autoeditoria. Si sceglie l’autoeditoria proprio perché si vuole affrontare quei problemi (distribuzione, informazione, lettura), che sono i gangli del sistema culturale nel quale si colloca il libro: il libro concepito come parte viva di una circolazione del pensiero; il libro inteso che come produzione di senso che va oltre i contenuti e che scaturisce dai mezzi impiegati, e dai fini che ci si propone in quanto autori e autrici. E poichè l’autoeditoria è focalizzata sull’autore, poichè è un’editoria che esprime il punto di vista dell’autore, va da sé che la risposta ai problemi sopra accennati non può essere un ricalco dell’editoria “tradizionale”. L’autore-editore deve dissodare terreni vergini e trovare alternative. In questo sforzo di esplorazione / invenzione l’esperienza delle librerie indipendenti sono quanto mai preziose.

Questo preambolo era necessario per introdurre Max Citi e il suo blog, Fronte & Retro, che invito caldamente a visitare per la miniera di riflessioni che contiene. Libraio, editore, autore, lettore (e altro ncora), Massimo Citi ha dato vita a un blog che si dirama in varie direzioni. Il percorso che più da vicino interessa gli autori-editori è contenuto nelle pagine (i post) dove Max si racconta come “piccolissimo libraio indipendente”, risoluto a difendere il valore della qualità letteraria. Valore che è destinato a soccombere, perchè il sistema editoriale negli ultimi anni è diventato terreno di conquista di “un blocco formidabile di distributori-editori” che si proietta nelle grandi librerie di catena. La logica commerciale che guida l’oligopolio della produzione-distribuzione libraria, con il Gruppo Messaggerie in testa, privilegia i titoli ad ampia diffusione, affossando quelli meno richiesti o che si reputano di scarso interesse.

Ridurre le proposte editoriali ai soli libri che garantiscono il successo di vendita, che procurano i profitti più elevati, che sono destinati al “target” più ampio possibile, significa affidare la qualità letteraria, qualunque essa sia, ad una “massa” di acquirenti che sono lettori a intermittenza, per lo più estemporanei, plasmati (dagli editori) su collaudate formule letterarie e pochissimo innovative. Questa logica commerciale, concentrata sul “lettore generico”, ha come punto di forza le librerie di catena, punto terminale di una sorta di produzione in serie che strangola le piccole librerie indipendenti. Il libraio “tradizionale” scompare con esse. Nella grande distribuzione, votata ai grandi numeri, non c’è posto per il libraio che legge, suggerisce, sceglie, propone, valorizza, comprende ed esclude. Non è più indispensabile che sia parte attiva della produzione di senso.

La consapevolezza del rischio di estinzione che incombe sulle piccole librerie è presente in tutte le pagine di Max Citi. E se la piccola libreria muore, un identico destino è riservato alle piccole case editrici, le uniche in grado di dare voce agli autori sconosciuti. Perciò leggere il blog di Citi è quanto mai utile per gli autori ansiosi di pubblicare ed è salutare per chiunque abbia a cuore la propria libertà di pensiero, perchè l’editoria spiegata dal punto di vista del libraio (un libraio al fronte) è un’editoria spogliata della retorica secreta dalla grande editoria. Si veda in particolare il post “Qualche goccia d’acqua nel deserto”, illuminante.

Le pagine di Max Citi Hanno poi un garbo intellettuale, una raffinatezza di stile, che le rendono attraenti perfino se non fossero drammaticamente vere. L’ironia e lo spleen accendono i passaggi salienti, la vivezza degli episodi raccontati – intelligente, mai dogmatica né mai pontificale – trasformano il blog in un’opera letteraria in fieri. L’autoritratto di Max descrive l’io narrante e dà il tono generale di questo zibaldone.

“Nato nella sesta decade dello scorso secolo, non alto, non esecutivo, non ricco, non atletico. Libraio per sciagurata passione, scrivano / scrivente stimato ma poco o niente pubblicato. Tendenze alla depressione e / o ad accessi di ilarità incontrollati. Talvolta un po ‘ acido, raramente aggressivo, sopravvive carico di sensi di colpa e di debiti morali, artistici ed economici “.

Ma nel blog di Max Citi vi è dell’altro. Una delle sue ramificazioni conduce a LB – LibriNuovi, rivista trimestrale di attualità librarie, in cartaceo e in web, della quale è coordinatore editoriale con Silvia Treves (e conVictoria Franzinetti direttore responsabile). Già ne ho parlato in “Idee”, il primo dei fascicoli degli “Appunti di autoeditoria”, sottolineando una qualità tra le altre che rende speciale questa pubblicazione. LibriNuovi è una rivista dove la critica letteraria non è affidata uno professionisti, il commento ai libri è opera di lettori. Le implicazioni di questa scelta sono importanti.

La prima è che si afferma con ciò l’idea basilare che la competenza critica deriva essenzialmente dall’esperienza della lettura: il sapere critico è un sapere empirico per eccellenza. Può essere anche innervato dalla competenza specialistica (e deve esserlo, quando la critica è opera di un professionista), ma la sua forza vitale consiste proprio nella pratica della lettura. La seconda implicazione deriva da una visione smaliziata della critica professionista. Sarebbe ingenuo ignorare il fatto che il critico di professione opera all’interno di una produzione culturale sempre più schiacciata, come abbiamo detto, sulla ricerca del massimo profitto e che il suo ruolo, che egli lo voglia o no, è di avvalorare questo sistema. Questa considerazione ci legittima a dubitare della totale attendibilità del suo giudizio. A differenza del professionista, il lettore gode di una libertà di giudizio senz’altro maggiore. Il che lo rende più affidabile. Infine, nella critica ad opera del lettore c’è una virtù speciale che manca in quella del professionista. Se quest’ultimo è onnivoro ed è in grado, grazie agli strumenti specialistici che possiede, di applicarsi a qualsiasi libro, il lettore invece procede per gusti personali e passioni. La sua lettura non è sistematica e neppure universalistica; semmai è frammentaria, discontinua, perché affonda le sue radici in una necessità esistenziale. È forse una critica meno autorevole di quella dei professionisti? Certamente no.

Il critico-lettore è complementare al principio dell’autoeditoria, che vede l’autore editore di se stesso. Nell’autoeditoria l’autore-editore afferma la soggettività quale antidoto a una produzione culturale che dietro l’apparente molteplicità delle scelte commerciali nasconde l’imposizione verticistica di un modello. Un modello che scaturisce, sostanzialmente, dalle teorie del marketing e dalle analisi di mercato (le quali, aggiungo per inciso, rinviano tutte al pregiudizio della prevedibilità e prescrittibilità del mercato, quasi che esso debba seguire una logica matematica, il che non è affatto vero ).

In questa realtà sulla quale incombe il colosso della produzione-distribuzione onnivora, la difesa della soggettività è l’indizio di un approccio umanistico. Max Citi è un umanista? Direi di si. Infatti un altro ramo del suo blog conduce al Progetto Fata Morgana. Scrive Max Citi: “Anni e anni fa ho contribuito a creare una scuola di scrittura creativa gratuita e autogestita alla quale parteciparono una dozzina di amici autori con i quali capitava di parlare di narrativa incontrandosi nei locali della libreria (…) Dopo un paio d ‘ anni di attività ha chiuso i battenti dopo aver partorito il progetto Fata Morgana, progetto che continua ancora “. Ora è un’antologia annuale a tema, curata dall’Associazione Nautilus. Il progetto è affiancato alla rivista LibriNuovi e da “L’Arcipelago del Fantastico”.

Fata Morgana viene definito un progetto ambizioso, “che si fa un punto d’onore di” violare “almeno quattro regole consolidate nel mondo editoriale …”. Lascio ai lettori il piacere di leggere il resto dell’articolo, quello che conta sottolineare è che questa “violazione” segnala l’irrompere della soggettività. La stessa, appunto in chiave umanistica, sulla quale si innerva l’idea di editoria di qualità di Max Citi. “Molti editori (di qualità, ndr), perseguono una propria idea o concetto di editoria, cultura, gusto e sensibilità. Tutti pareri assolutamente discutibili, ovviamente, ma tutti e personali veri. Pareri e modi di giudicare il libro e la cultura non accuratamente lubrificati – e vuoti – come quelli della grande editoria. A me interessa incomparabilmente molto di più il parere e il modo di giudicare il mondo della cultura di Marco Zapparoli della Marcos y Marcos che quello di Ernesto Franco dell’Einaudi. Il parere di un editore libero rispetto a quello di chi è diventato sic et simpliciter un quadro aziendale “.

BLU Pecora

 

Max Citi è anche autore de Il Mare Obliquo, romanzo fantasy, di In controtempo (raccolta di racconti), e di Riduzione a icona. Ama sperimentare.

“Giusto perchè non vi dimentichiate troppo presto di me, ho messo in piedi una cosuccia nuova in complicità con Silvia Treves (S_3ves). Si tratta di un romanzo di SF che abbiamo scritto a quattro mani e che pubblicheremo a puntate, secondo la nobile tradizione del feuilleton, su un Blog che abbiamo aperto a bella posta.
Romanzo e blog hanno lo stesso nome: Riduzione a icona.
Quanto ai motivi di questa insana e impulsiva decisione vi rimando all’intro che appare sul blog di RaI. In questa sede basterà dire che far girare un romanzo in forma semiclandestina in attesa di essere finalmente «scoperti» da qualche abile e talentoso editor (ma ce ne sono ancora?) è un’operazione patetica, soprattutto se il romanzo è di fantascienza. E pubblicare con CS_libri in tempi di magra come questi non è una grande idea. Oltretutto è sempre possibile che il romanzo valga molto meno di quanto crediamo io e Silvia (che non casualmente è anche mia moglie), ma l’unico modo che abbiamo per saperlo, in fondo, è quello di farlo leggere.
Quindi …”.

CS_Libri, questa è la chicca finale, è la casa editrice che fa capo alla libreria di Max Citi. Che dunque è anche editore. L’ultima pubblicazione in ordine di tempo: il racconto fantastico Sarà ieri di Silvia Treves. Dice di lei Max Citi, con parole che condensano umanità e sapienza letteraria:

“È un buon libro, penso.
Sono il marito del soggetto in questione ma lo penso lo stesso.
Potete trascinarmi in tribunale, ma lo affermo ugualmente.
Per qualsiasi lamentela, rammarico, protesta potete anche scrivermi.
Nel caso.
Non vi restituirò i soldi ma vi dimostrerò in modo capziosamente e cervelloticamente fraudolento che in realtà non sapete leggere.

Buona lettura! “.

http://fronteretro.blogdpot.com

Claudia Vio, 15/1/2010

Le immagini sono tratte dal sito www.blublu.org

AUTOEDITORIA

Qualche anno fa, quando ho cominciato a produrre i miei racconti con Unica Edizioni, ho spiegato cosa intendevo con il termine “autoeditoria”. L’autoeditoria, dicevo, è l’editoria gestita in prima persona dagli autori e dalle autrici, focalizzata sulle esigenze della scrittura.
(continua…)

CASA EDITRICE LIBERA E SENZA IMPEGNI

Trovavo tracce di lui qualche mese fa nel sito dei Troglodita Tribe. Nuove tracce le rinvengo a Libri in Cantina, il settembre scorso.

A Chiari finalmente lo conosco: Federico Zenoni, “illustratore e batterista autodidatta, autore e editore di manufatti artistico-editoriali e sonori a tiratura limitatissima e saltuaria, realizzati artigianalmente con materiali riciclati e sopravviventi nel mondo extramercantile del baratto postale”.

I libelli di Federico Zenoni sono dissacranti e funambolici.
(continua…)

DESKTOP PUBLISHING

Da Wikipedia trascrivo:

“Il desktop publishing (termine mutuato dall’inglese), in sigla DTP, è l’insieme delle procedure di creazione, impaginazione e produzione di materiale stampato dedicato alla produzione editoriale (come libri, giornali, riviste o depliant), usando un personal computer. Il termine (letteralmente “editoria da scrivania”, sostituibile altrimenti con editoria individuale) si riferisce al paragone con i sistemi tradizionali di preparazione della stampa, che avevano bisogno di diverse fasi fotografiche e meccaniche successive. Dall’inizio degli anni novanta il DTP ha sostituito in maniera pressoché totale le tecnologie precedenti, dando il via alla prima profonda rivoluzione della tipografia, a più di cinque secoli dalla prima stampa di Gutenberg”.

Il testo di Wikipedia contiene informazioni utili, altre discutibili.

E’ utile sapere che un personal computer, un software e una stampante sono quanto basta a un autore per stampare i suoi libri. In effetti, questi sono gli strumenti che utilizzo con Unica Edizioni: la mia casa editrice ha sede nella casa dove vivo, occupa lo spazio della mia scrivania. Molti altri autori e autrici si sono appropriati da tempo e spontaneamente di questa tecnologia a uso “individuale”. E se il desktop publishing è la dotazione sufficiente per l’autore, lo è altrettanto per il lettore. Il lettore, anche lui a casa propria, seduto alla propria scrivania, può stampare facilmente i miei libri ricevuti in pdf. A sua volta egli può trasmettere ad altri i pdf, o semplicemente leggerli nel proprio schermo. In questo modo i libri girano attraverso un’attività di stampa diffusa, individuale e domestica (l’Home to Home), che salta la distribuzione e il marketing. Con ovvi vantaggi per il lettore, che ottiene un libro a costi bassissimi, e per la sottoscritta, che trova nuovi lettori.

Il DTP è dunque la zattera con la quale un autore può affrontare in solitaria i marosi dell’oceano della comunicazione. Ma è solo uno strumento, il mezzo con il quale egli trasmette ad altri ciò che ha scritto. Il DTP non è sinonimo di editoria. Là dove Wikipedia afferma che il termine DTP è sinonimo di “editoria individuale” si crea un equivoco. Sarebbe come dire che la tipografia è interscambiabile con l’editoria. Non è così, ovviamente. A differenza della tipografia, che è il luogo adibito alla stampa dei libri in cartaceo, l’editoria è l’intenzionalità con la quale i libri vengono stampati, il fine ultimo rispetto al quale chi edita sceglie i mezzi e le strategie del suo operare, oltre che, ovviamente, i contenuti.

L’equivoco va chiarito, a mio parere, perché trascina con sé alcuni corollari importanti. Continuiamo la lettura di Wikipedia, dove si dice che inizialmente il DTP fu considerato dai professionisti “come una sorta di divertimento per profani, ma con il potenziamento di hardware e software, questi sistemi vennero velocemente recepiti in tutto il mondo dall’editoria professionale. La loro flessibilità e la loro velocità superiore hanno fortemente ridotto i tempi di prestampa (preparazione della stampa) e hanno permesso impaginazioni a un livello di elaborazione prima impossibile da raggiungere (…)”. Ciò ha significato la possibilità “per case editrici, agenzie grafiche e aziende varie di poter “editare” in proprio, con il pieno controllo della pubblicazione e con costi contenuti”.

Wikipedia si ferma qui. Omette di dire che le tecnologie connesse al desktop publishing, che potenzialmente sono utilizzabili da chiunque in forma diretta, di fatto vengono intercettate e gestite da quelle “case editrici, agenzie grafiche e aziende varie” che le propongono come servizi a pagamento agli autori desiderosi di pubblicare. In altri termini, la pubblicazione a pagamento o autopubblicazione o self-publishing, che ha accompagnato l’editoria tradizionale fin dal suo nascere, oggi ha il suo volano proprio nel DTP. Cosa che non rappresenterebbe di per sé un motivo di scandalo, se non fosse per il fatto che la pubblicazione a pagamento viene proposta come autoeditoria, mentre non lo è.  Queste “agenzie” mettono a disposizione degli autori il complesso delle tecnologie del DTP (con la variante del print on demand in luogo della stampante casalinga). Gli autori “fabbricano” da sé il proprio libro, ma non per questo sono autoeditori. Sono soltanto clienti di un servizio che è gestito e diretto dalle “agenzie”. Le quali spesso, e non a caso, aggiungono ai servizi di stampa ulteriori servizi (da quelli propriamente redazionali, a quelli connessi al marketing) e quindi svolgono un’attività di intermediazione il cui fine ultimo è, ovviamente, il loro profitto. In questo contesto di editoria di servizio l’autore autopubblicato non ha alcun potere decisionale, non incide per nulla sulle scelte strategiche e tantomeno sui contenuti, non ha alcun ruolo “editoriale”. L’unica libertà che gli è consentita è limitata al proprio specifico prodotto, una libertà non molto diversa da quella di cui si dispone quando in un supermercato si sceglie un detersivo piuttosto che un altro.

 BLU Marionette

 

Dai murales di Blu, www.blublu.org

 

L’autoeditoria

Tutto questo discorso per arrivare al punto: l’autoeditoria non è autopubblicazione. Così come l’editore è diverso dal tipografo in quanto è sua la responsabilità dei contenuti, dei mezzi e dei fini di ciò che pubblica, così l’autoeditoria è una forma di editoria nella quale il pubblicare è orientato da una specifica intenzionalità, diversa da quella dell’editore tradizionale, e lontanissima da quella dell’editoria di servizio.

Qual è questa intenzionalità? Ogni autoeditore/autoeditrice ha la propria. Nel mio caso l’autoeditoria nasce dalla necessità di avere un rapporto diretto e personale con i lettori. La loro lettura, le loro osservazioni, sono indispensabili al procedere della mia scrittura verso una migliore qualità.

Questo è l’obiettivo prioritario. Ma non è l’unico. Nell’essere anche editore/editrice credo che ci sia la volontà di assumersi una responsabilità in più, l’andare oltre i contenuti dei propri libri. L’autoeditore è lo scrittore che si confronta con l’industria culturale, che esprime su di essa un giudizio di valore e perciò sceglie la propria collocazione. Può decidere di starci dentro oppure di stare ai margini o in opposizione. Ma qualunque sia la sua scelta essa si  concretizza nei mezzi che l’autore-editore adopera e nei fini che si propone.

L’autoeditoria conserva dunque un’idea tradizionale dell’editoria, perfino vetusta. Sicuramente un’idea forte e personalistica, dove l’editore è ancora una persona che decide contenuti, fini, mezzi. Se il contenuto dell’autoeditoria è individualistico - in quanto l’autoeditore pubblica solo se stesso – il fine dell’autoeditoria è invece politico. Nel farsi editore di se stesso l’autore va oltre la propria pulsione soggettiva perché sottopone il suo essere soggetto-autore al vaglio critico del suo essere editore. Da soggetto si fa oggetto dell’autoriflessione.                   

Claudia Vio

P.S. Perché i testi di Wikipedia non sono firmati?

11/11/2009

“FUORIROTTA” DI ROBERTO COSTA

Tra gli scrittori che hanno imboccato con decisione la strada dell’autoproduzione va segnalato Roberto Costa di Pistoia, autore di “fuorirotta” pubblicato nel giugno di quest’anno. Con il tono svagato di chi errabonda senza una meta, con l’aria di imbattersi in una scoperta casuale, l’autore racconta di apocalissi fulminanti e di coincidenze surreali. Con sapienza e abile noncuranza, alla maniera di Palazzeschi.

“fuori rotta” segue di qualche anno la raccolta di poesie “l’aria in tasca”. Le due pubblicazioni sono accomunate dal titolo “bufferia – buffaggini varie e poesia”. Identico il formato, l’impaginazione, il cartoncino utilizzato per la copertina: eleganza e semplicità che scandiscono un percorso di assoluta coerenza autoeditoriale che, come dice l’autore, è ”autofinanziata e autodistribuita gratuitamente”.
(continua…)