DAVIDE NONINO INTERVISTA CLAUDIA VIO

Intervista a Claudia Vio, Unica Edizioni, per l’edizione 2009 di Libri in Cantina, Mostra nazionale della Piccola e Media Editoria di Susegana (TV).

A cura di Davide Nonino per LIC on AIR 2009
paroleappiccicate.tumblr.com

A CHIARI – FIERA DELLA MICROEDITORIA

“Microeditoria …questa parola identifica quel mondo vivace e stimolante di chi fa l’editore per passione, dedicando ad ogni edizione impegno e tempo senza misura”.
Si annuncia con queste parole la settima edizione della Rassegna di Microeditoria che si terrà a Chiari (Brescia) in Villa Mazzotti nei giorni dal 13 al 15 novembre 2009.
Unica Edizioni sarà presente con un proprio stand durante le tre giornate.

(continua…)

AUTORI A PROPRIE SPESE

 

Ogni tanto mi dedico ai vagabondaggi in Internet sulle tracce della parola “autoeditoria”. Oggi mi sono imbattuta nella voce “Autore a Proprie Spese” di Wikipedia. Il testo merita una risposta, tante sono le implicazioni che non condivido. 

Dopo una rapida introduzione, nella quale non manca un nobile riferimento all’acronimo APS (Autori a Proprie Spese) e al suo inventore, Umberto Eco, il discorso si articola in paragrafi con titoli dall’allure sociologico. Nel primo paragrafo, “Diffusione del fenomeno”, ci viene spiegato che gli “autori a proprie spese” si sono moltiplicati negli ultimi anni in virtù della stampa digitale; questa infatti costa meno dell’offset (normalmente usato in tipografia) e consente tirature molto basse a costo invariato. L’analisi del fenomeno è un po’ spicciativa. Ma non voglio soffermarmi su questo punto, andiamo oltre.

Nel paragrafo successivo, “Inquadramento del problema”, si afferma: “L’aspirazione a pubblicare una propria opera è legittima… Il ricorso quindi ad un editore a pagamento, che pubblichi l’opera con qualità tipografica adeguata, fornendo all’autore la necessaria consulenza affinché il suo lavoro (…) sia presentabile ed apprezzabile (…) resta legittima”. Mi chiedo perché l’estensore del testo si preoccupi di legittimare le aspirazioni degli autori, ma già intuisco la conclusione di una simile premessa. Infatti poco dopo egli dice: “A fronte di una richiesta di prestazioni (consulenza redazionale, impaginazione, stampa tipografica e confezione dell’opera da diffondere), l’azienda che fornisce il servizio (l’editore a pagamento) richiede e percepisce un legittimo compenso”. Dunque il “desiderio legittimo” dell’autore (di pubblicare) sarebbe il fondamento del “legittimo” ricorso all’editoria a pagamento; pertanto, se l’autore richiede un servizio all’ “editore” costui (denominato pomposamente “azienda”) legittimamente chiede all’autore un compenso per il servizio fornito.

Cosa c’è di opinabile in questo ragionamento? Innanzitutto il termine “editore”. Esso viene usato per indicare un insieme di prestazioni (consulenza redazionale, impaginazione ecc.) nelle quali – si lascia intendere – si identificherebbe il lavoro dell’editore.

Ma l’editore è un’altra cosa. Non è solo uno specialista del libro; egli è soprattutto, e necessariamente, il soggetto che orienta e finalizza quelle “prestazioni” rispetto a un proprio disegno culturale. Questo disegno si esprime attraverso la scelta dei contenuti (i testi), oltre che nelle modalità di circolazione del libro e delle sue interazioni con il lettore. L’editore si avvale delle prestazioni che gli servono (del grafico, del tipografo, del correttore di bozze, e quant’altro è utile a dare forma a una pubblicazione), ma il suo ruolo non si esaurisce in quelle competenze, neppure quando è egli stesso redattore, grafico ecc., sommando in sé tutte le funzioni. Queste varie componenti devono convergere in una “rappresentazione del mondo”, quella dell’editore appunto, senza la quale l’attività di pubblicare non ha il senso di una proposta culturale. In altre parole, l’editoria descritta in Wikipedia è un’editoria acefala, senza editore. In questo senso l’editoria a pagamento è speculare all’editoria senza editori descritta da André Schiffrin nell’omonimo saggio pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri nel 2000. L’editoria dei manager, che sta sgretolando l’editoria degli editori, ha generato l’editoria a pagamento perché la logica è la stessa: l’editoria votata al profitto.

Ma c’è anche un’altra ragione per dire che il termine “editore” è usato in modo inappropriato. La perplessità non riguarda il valore culturale, quanto la definizione economica di questo tipo di editore. Quello descritto in Wikipedia è un prestatore d’opera, un fornitore di servizi, come ho detto. Egli stipula un contratto con il committente (l’autore) e con lui pattuisce un compenso per il servizio prestato. Ma l’editore non è un fornitore di servizi. Egli è un produttore di beni (i libri) che produce e commercializza sulla base di una stima di mercato.

Le due figure divergono dunque per vari aspetti. L’editore-fornitore di servizi trae il suo guadagno dall’autore; il suo lavoro si esaurisce con la consegna della pubblicazione all’autore che l’ha commissionata. L’editore-produttore, invece, ottiene il suo profitto esclusivamente dalle vendite. E ancora: l’editore-fornitore di servizi, poiché lavora su commissione, ha la garanzia che ad ogni libro pubblicato corrisponde un guadagno prestabilito, dove i costi della pubblicazione sono tutti coperti dal committente; questa garanzia non esiste invece per l’editore-produttore: fino alla prova del fuoco della vendita il suo profitto rimane un’incognita, i costi sono tutti a suo carico. Ivi compresi quelli del manoscritto, che per l’editore-fornitore di servizi è gratis, mentre l’editore-produttore paga l’autore. Infine, il lettore. Destinatario della pubblicazione, il lettore ha un peso diverso nei due casi. Nella relazione tra l’autore-committente e l’editore-fornitore di servizi il lettore non esiste. Egli è invece il soggetto principe con il quale si relaziona l’editore-produttore, che proprio con il lettore stipula la compravendita, mentre l’autore rimane sullo sfondo.

Risiede in queste discrepanze la ragione per la quale la pubblicazione a pagamento gode di cattiva fama. Dal punto di vista dell’editore-produttore l’altro pratica una concorrenza sleale potendo contare su un compenso garantito e su autori che non gli costano nulla. Da qui l’accusa di falsa editoria lanciata contro gli editori a pagamento. E da qui anche la convinzione che costoro facciano girare merce di qualità scadente, o comunque priva di una garanzia di qualità. È opinione comune infatti che gli editori a pagamento pubblichino autori mediocri.

Le considerazioni esposte fin qui servono per decrittare i consigli che troviamo elargiti in questa pagina di Wikipedia nel paragrafo intitolato “Parametri”, rivolto agli autori desiderosi di pubblicare. Si afferma infatti: “… il problema della distinzione fra un corretto rapporto economico e uno truffaldino si definisce nell’ammontare dell’intervento economico che permette la pubblicazione del libro”. Segue l’indicazione di un prezzo ragionevole stabilito considerando “i rapporti di costo fra le varie fasi di realizzazione di un’opera, cioè gli elementi che concorrono alla formazione del prezzo finale di copertina”. In altre parole, si valuta il rapporto qualità/prezzo del servizio.

Dietro l’apparenza di un suggerimento utile si fa passare l’idea che il problema che l’autore deve porsi non è quello di scegliere fra editoria vera e la pseudo editoria, bensì fra l’editore onesto e quello truffaldino, dove il discrimine fra i due è il tariffario.  Si omette di dire che, se pubblica a pagamento, l’autore rimane intrappolato all’interno di una relazione dalla quale il lettore è escluso; che così facendo egli rinuncia in partenza a chiedere all’editore ciò che sarebbe il suo compito specifico, connesso al pubblicare, e cioè ottenere un pubblico di lettori per il proprio libro; che dunque, il suo libro non sarà mai linfa per la cultura perché già in partenza ha deciso di restarne fuori. Si tace poi il fatto che, seppure ottima, la sua opera subirà l’ostracismo dell’editore-produttore e dell’intero sistema letterario, che non hanno alcuna intenzione di lasciare campo libero agli ESU (Editori a Spese degli Autori) e agli autori che, foraggiandoli, li legittimano e li incrementano.

 

Autoeditoria vs autopubblicazione

Il mio discorso potrebbe fermarsi qui, con l’auspicio che gli autori rinuncino ad appoggiarsi all’editoria a pagamento. Però questo scorcio sul mondo della pubblicazione a pagamento mi offre l’occasione per chiarire la collocazione dell’autoeditoria nel sistema editoriale. Torniamo al paragrafo dove Wikipedia descrive l’editore come colui che offre una serie di prestazioni utili alla pubblicazione. Ho affermato che si tratta di editoria acefala, senza editore. Ora posso aggiungere un’osservazione. La testa per la verità esiste, ed è l’autore. Lui sceglie i contenuti della pubblicazione (coincidono con il libro che ha scritto) e di solito ha anche qualche idea del pubblico al quale rivolgersi. In ogni caso, sgomento di fronte agli scatoloni pieni di copie del suo libro che ha ritirato dall’editore e che ora gli ingombrano il soggiorno di casa, deve porsi il problema di farli circolare, vendendoli oppure regalandoli. Che lo voglia o no, gli tocca fare l’editore, sebbene in scala ridotta e occupandosi solo di se stesso. Dunque, perché non pensarci prima? Perché non osare di più? L’autore può superare il fossato che lo separa dall’essere editore facendosi editore di se stesso.

La via per essere autoeditore non è certo quella dell’autopubblicazione. Il primo passo dell’autoeditoria sta infatti nell’escludere l’editore come soggetto esterno all’autore. Il passaggio successivo consiste nell’acquisire da parte dell’autore tutte le funzioni che sono proprie dell’editore, dimensionandole sulla propria misura. Le possibilità sono svariate e nessuna è facile, naturalmente. Tra quelle tradizionali si può scegliere la stampa in proprio e dichiararla nella copertina, avendo cura, se ci si rivolge a un’agenzia di servizi editoriali, di non far figurare questa agenzia come casa editrice perché non lo è. La cosa fondamentale è vivere questa scelta senza complessi di inferiorità, come spesso succede.

Oppure ci si può unire in cooperativa o in associazione con altri autori e autrici che vogliano pubblicare in proprio o costituirsi come casa editrice.  O infine si può creare una minuscola casa editrice personale (come Unica Edizioni) o registrarsi come testata giornalistica (come Edizione dell’Autrice di Antonella Barina) in modo da non lasciare dubbi circa le proprie intenzioni. L’autore-editore sceglierà le caratteristiche fisiche del supporto (avvalendosi se vuole dei servizi editoriali oppure in autoproduzione, cioè facendo da sé il libro), deciderà in quali forme far circolare i suoi libri e come relazionarsi con i lettori. In ciò consisterà il suo essere editore.

Intesa in questo modo ( l’unico possibile) l’autoeditoria è l’editoria dell’autore e dell’autrice, speculare alla virtuosa editoria degli editori.

Claudia Vio

31 Ottobre 2009

TROGLODITA TRIBE

Siamo alla fine degli anni Novanta, Fabio e Lella si avventurano nella campagna marchigiana. Si sono lasciati alle spalle la metropoli – Milano – e il lavoro, lei di grafica, lui di informatico.

A Serrapetrona, paese in provincia di Macerata, rimettono in piedi un rustico ormai prossimo al crollo. E qui cominciano a fare libri. Con materiali di scarto e fantasia elettrizzante. La chiamano editoria casalinga, i libri escono direttamente dalle mani di Fabio e Lella. Che tagliano, cuciono, incollano. Destrutturano e sconvolgono.
(continua…)

A “LA VIDA NOVA”

Reading di Claudia Vio a La Vida Nova a Mestre martedì 13 ottobre ore 18,00 con il racconto “Talent de bien faire”. Ingresso libero.

A novembre riaprirà i battenti il corso di narrazione Cucina di storie curato da Annalisa Bruni e promosso dall’Associazione RistorArti a La vida Nova in Piazzale Candiani a Mestre. Nel frattempo, una breve rassegna di autori dal titolo “Aspettando…. Cucina di storie!” a partire da martedì 13 ottobre con la lettura ad alta voce del mio racconto ”Talent de bien faire” .

Il racconto, uno degli ultimi pubblicati da Unica Edizioni, ruota intorno alla figura di Enrico il Navigatore, principe portoghese promotore delle prime audaci esplorazioni dell’Oceano Atlantico agli inizi del Quattrocento.

Figura misteriosa, quella di Enrico, che ha lasciato poche tracce di sé. Da questa rarefazione terrena prende spunto il mio racconto-viaggio per cogliere la dimensione spirituale che muove l’essere umano verso la conoscenza.

“Talent de bien faire” ha vinto nel giugno 2009 la 5ª edizione del Premio Letterario Internazionale “Le Culture del Mediterraneo” indetto dal Lions Club Genova “I Dogi”.

L’incontro sarà condotto da Annalisa Bruni.

Arrivederci a tutti !

INFO: Associazione Culturale RistorArti  329.9030999 (Marco) marco@dallamelia.it

La Vida Nova in Piazzale Candiani

La Vida Nova in Piazzale Candiani