LIBRERIE AMICHE (e non solo)

Qui trovate l’elenco ragionato dei luoghi – librerie e non – che ospitano i libri di Unica Edizioni. Sono pochi e ultraselezionati. Sono escluse dall’elenco:

- le librerie che non sono raggiungibili in poche ore da Mestre, dove vivo, perché i libri li porto di persona;

- le librerie dove il titolare è perennemente introvabile;

- le librerie dove il titolare storce il naso perchè i miei libri non hanno una distribuzione nazionale e non sono prodotti industriali (proporre libri autoprodotti è un ottimo test per verificare, con sgomento, fino a che punto i “gusti del consumatore” sono plasmati dall’industria. Viene considerato bello e degno di attenzione il prodotto omologato, la serialità è un valore estetico). 
(continua…)

AUTOEDITORIA

Qualche anno fa, quando ho cominciato a produrre i miei racconti con Unica Edizioni, ho spiegato cosa intendevo con il termine “autoeditoria”. L’autoeditoria, dicevo, è l’editoria gestita in prima persona dagli autori e dalle autrici, focalizzata sulle esigenze della scrittura.
(continua…)

BORGO LIBRARIO PARLA DI CHIARI

Trascrivo l’articolo pubblicato da Borgo Librario sulla Rassegna della Microeditoria di Chiari. 

www.borgolibrario.it

Apre i battenti venerdì 13 a Chiari la 7ª edizione della Rassegna della Microeditoria, tre giorni dedicati alla piccola editoria di qualità con oltre un centinaio di espositori da ogni parte d’Italia e un programma che vede alternarsi presentazioni, interviste, readings e iniziative culturali nella cornice della prestigiosa Villa Mazzotti, gioiello liberty a pochi chilometri da Brescia.
(continua…)

RADIO VERA – MICROEDITORIA A CHIARI

Trascrivo da Radio Vera di Brescia l’articolo pubblicato oggi, 17/11/2009, a chiusura della Rassegna della Mircoeditoria di Chiari, manifestazione organizzata in modo eccellente dall’associazione “L’Impronta” e premiata anche quest’anno da un grande successo di pubblico.

 

LA MICROEDITORIA DA’ L’ARRIVEDERCI

CHIUSA CON GRANDE SUCCESSO LA VII EDIZIONE

  (continua…)

CASA EDITRICE LIBERA E SENZA IMPEGNI

Trovavo tracce di lui qualche mese fa nel sito dei Troglodita Tribe. Nuove tracce le rinvengo a Libri in Cantina, il settembre scorso.

A Chiari finalmente lo conosco: Federico Zenoni, “illustratore e batterista autodidatta, autore e editore di manufatti artistico-editoriali e sonori a tiratura limitatissima e saltuaria, realizzati artigianalmente con materiali riciclati e sopravviventi nel mondo extramercantile del baratto postale”.

I libelli di Federico Zenoni sono dissacranti e funambolici.
(continua…)

DESKTOP PUBLISHING

Da Wikipedia trascrivo:

“Il desktop publishing (termine mutuato dall’inglese), in sigla DTP, è l’insieme delle procedure di creazione, impaginazione e produzione di materiale stampato dedicato alla produzione editoriale (come libri, giornali, riviste o depliant), usando un personal computer. Il termine (letteralmente “editoria da scrivania”, sostituibile altrimenti con editoria individuale) si riferisce al paragone con i sistemi tradizionali di preparazione della stampa, che avevano bisogno di diverse fasi fotografiche e meccaniche successive. Dall’inizio degli anni novanta il DTP ha sostituito in maniera pressoché totale le tecnologie precedenti, dando il via alla prima profonda rivoluzione della tipografia, a più di cinque secoli dalla prima stampa di Gutenberg”.

Il testo di Wikipedia contiene informazioni utili, altre discutibili.

E’ utile sapere che un personal computer, un software e una stampante sono quanto basta a un autore per stampare i suoi libri. In effetti, questi sono gli strumenti che utilizzo con Unica Edizioni: la mia casa editrice ha sede nella casa dove vivo, occupa lo spazio della mia scrivania. Molti altri autori e autrici si sono appropriati da tempo e spontaneamente di questa tecnologia a uso “individuale”. E se il desktop publishing è la dotazione sufficiente per l’autore, lo è altrettanto per il lettore. Il lettore, anche lui a casa propria, seduto alla propria scrivania, può stampare facilmente i miei libri ricevuti in pdf. A sua volta egli può trasmettere ad altri i pdf, o semplicemente leggerli nel proprio schermo. In questo modo i libri girano attraverso un’attività di stampa diffusa, individuale e domestica (l’Home to Home), che salta la distribuzione e il marketing. Con ovvi vantaggi per il lettore, che ottiene un libro a costi bassissimi, e per la sottoscritta, che trova nuovi lettori.

Il DTP è dunque la zattera con la quale un autore può affrontare in solitaria i marosi dell’oceano della comunicazione. Ma è solo uno strumento, il mezzo con il quale egli trasmette ad altri ciò che ha scritto. Il DTP non è sinonimo di editoria. Là dove Wikipedia afferma che il termine DTP è sinonimo di “editoria individuale” si crea un equivoco. Sarebbe come dire che la tipografia è interscambiabile con l’editoria. Non è così, ovviamente. A differenza della tipografia, che è il luogo adibito alla stampa dei libri in cartaceo, l’editoria è l’intenzionalità con la quale i libri vengono stampati, il fine ultimo rispetto al quale chi edita sceglie i mezzi e le strategie del suo operare, oltre che, ovviamente, i contenuti.

L’equivoco va chiarito, a mio parere, perché trascina con sé alcuni corollari importanti. Continuiamo la lettura di Wikipedia, dove si dice che inizialmente il DTP fu considerato dai professionisti “come una sorta di divertimento per profani, ma con il potenziamento di hardware e software, questi sistemi vennero velocemente recepiti in tutto il mondo dall’editoria professionale. La loro flessibilità e la loro velocità superiore hanno fortemente ridotto i tempi di prestampa (preparazione della stampa) e hanno permesso impaginazioni a un livello di elaborazione prima impossibile da raggiungere (…)”. Ciò ha significato la possibilità “per case editrici, agenzie grafiche e aziende varie di poter “editare” in proprio, con il pieno controllo della pubblicazione e con costi contenuti”.

Wikipedia si ferma qui. Omette di dire che le tecnologie connesse al desktop publishing, che potenzialmente sono utilizzabili da chiunque in forma diretta, di fatto vengono intercettate e gestite da quelle “case editrici, agenzie grafiche e aziende varie” che le propongono come servizi a pagamento agli autori desiderosi di pubblicare. In altri termini, la pubblicazione a pagamento o autopubblicazione o self-publishing, che ha accompagnato l’editoria tradizionale fin dal suo nascere, oggi ha il suo volano proprio nel DTP. Cosa che non rappresenterebbe di per sé un motivo di scandalo, se non fosse per il fatto che la pubblicazione a pagamento viene proposta come autoeditoria, mentre non lo è.  Queste “agenzie” mettono a disposizione degli autori il complesso delle tecnologie del DTP (con la variante del print on demand in luogo della stampante casalinga). Gli autori “fabbricano” da sé il proprio libro, ma non per questo sono autoeditori. Sono soltanto clienti di un servizio che è gestito e diretto dalle “agenzie”. Le quali spesso, e non a caso, aggiungono ai servizi di stampa ulteriori servizi (da quelli propriamente redazionali, a quelli connessi al marketing) e quindi svolgono un’attività di intermediazione il cui fine ultimo è, ovviamente, il loro profitto. In questo contesto di editoria di servizio l’autore autopubblicato non ha alcun potere decisionale, non incide per nulla sulle scelte strategiche e tantomeno sui contenuti, non ha alcun ruolo “editoriale”. L’unica libertà che gli è consentita è limitata al proprio specifico prodotto, una libertà non molto diversa da quella di cui si dispone quando in un supermercato si sceglie un detersivo piuttosto che un altro.

 BLU Marionette

 

Dai murales di Blu, www.blublu.org

 

L’autoeditoria

Tutto questo discorso per arrivare al punto: l’autoeditoria non è autopubblicazione. Così come l’editore è diverso dal tipografo in quanto è sua la responsabilità dei contenuti, dei mezzi e dei fini di ciò che pubblica, così l’autoeditoria è una forma di editoria nella quale il pubblicare è orientato da una specifica intenzionalità, diversa da quella dell’editore tradizionale, e lontanissima da quella dell’editoria di servizio.

Qual è questa intenzionalità? Ogni autoeditore/autoeditrice ha la propria. Nel mio caso l’autoeditoria nasce dalla necessità di avere un rapporto diretto e personale con i lettori. La loro lettura, le loro osservazioni, sono indispensabili al procedere della mia scrittura verso una migliore qualità.

Questo è l’obiettivo prioritario. Ma non è l’unico. Nell’essere anche editore/editrice credo che ci sia la volontà di assumersi una responsabilità in più, l’andare oltre i contenuti dei propri libri. L’autoeditore è lo scrittore che si confronta con l’industria culturale, che esprime su di essa un giudizio di valore e perciò sceglie la propria collocazione. Può decidere di starci dentro oppure di stare ai margini o in opposizione. Ma qualunque sia la sua scelta essa si  concretizza nei mezzi che l’autore-editore adopera e nei fini che si propone.

L’autoeditoria conserva dunque un’idea tradizionale dell’editoria, perfino vetusta. Sicuramente un’idea forte e personalistica, dove l’editore è ancora una persona che decide contenuti, fini, mezzi. Se il contenuto dell’autoeditoria è individualistico - in quanto l’autoeditore pubblica solo se stesso – il fine dell’autoeditoria è invece politico. Nel farsi editore di se stesso l’autore va oltre la propria pulsione soggettiva perché sottopone il suo essere soggetto-autore al vaglio critico del suo essere editore. Da soggetto si fa oggetto dell’autoriflessione.                   

Claudia Vio

P.S. Perché i testi di Wikipedia non sono firmati?

11/11/2009

CIRCUITO casa in casa

  

Home to Home è il circuito privato ideato da Unica Edizioni per i propri lettori, all’insegna delle pratiche virtuose e nello spirito del commercio etico.

Grazie all’Home to Home ogni persona che ne faccia richiesta riceve per posta elettronica i libri di Unica Edizioni in formato pdf pronto per la stampa. Il lettore può stampare comodamente a casa propria i libretti di Unica Edizioni nella modalità di desktop publishing, cioè usando una semplice stampante e il computer. Il servizio è gratuito.

La licenza di stampa è concessa in Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia.
(continua…)

“FUORIROTTA” DI ROBERTO COSTA

Tra gli scrittori che hanno imboccato con decisione la strada dell’autoproduzione va segnalato Roberto Costa di Pistoia, autore di “fuorirotta” pubblicato nel giugno di quest’anno. Con il tono svagato di chi errabonda senza una meta, con l’aria di imbattersi in una scoperta casuale, l’autore racconta di apocalissi fulminanti e di coincidenze surreali. Con sapienza e abile noncuranza, alla maniera di Palazzeschi.

“fuori rotta” segue di qualche anno la raccolta di poesie “l’aria in tasca”. Le due pubblicazioni sono accomunate dal titolo “bufferia – buffaggini varie e poesia”. Identico il formato, l’impaginazione, il cartoncino utilizzato per la copertina: eleganza e semplicità che scandiscono un percorso di assoluta coerenza autoeditoriale che, come dice l’autore, è ”autofinanziata e autodistribuita gratuitamente”.
(continua…)