Corpi di carta

Gli e-pub servono a far volare le storie fino al lettore, superando le distanze. Ma io rimango affezionata alla carta. Il libro per eccellenza rimane per me quello fatto di pagine da sfogliare, che frusciano. È il volume che pesa quando lo tieni fra le mani. Nella carta le storie trovano un corpo e un volto.
Il cartaceo appartiene all’universo fisico, quello abitato da individui in carne ed ossa. È un lembo del dialogo diretto fra gli autori e i lettori. Perciò non ho mai smesso di portare i libretti di Unica nei reading e nei mercatini e continuo a preferire sopra ogni cosa gli incontri promossi dalle associazioni che desiderano ospitarmi e dialogare faccia a faccia.
I racconti di Unica viaggiano sulle mie gambe, non li affido a un distributore.
La tiratura è limitatissima. Li stampo in casa, in modo artigianale. Stampare in casa è un vero spasso, soprattutto da quando la mia strada ha incrociato l’editoria casalinga dei Troglodita Tribe S.p.A.F. e della Casa Editrice Libera e Senza Impegni di Federico Zenoni, ideatore e promotore di “Liber – I Libri Liberi”, salone milanese che raccoglie i talenti ardimentosi e stravaganti dell’editoria creativa e delle autoproduzioni.
“Liber” è il luogo delle difformità.
Il suo baricentro non è l’acquirente, è l’essere umano con i suoi spasimi, paturnie, imperfezioni e grandezze. Lì io posso respirare. Ci stanno le mie innumerevoli prove di stampa, le copertine che ho trasformato negli anni e le recenti variazioni sul tema suggerite dalle immagini di Erika Kuhn.