Café au Livre
Sabato 24 febbraio 2007 ore 18.00
Antonella Barina e Alessandro Cabianca presentano
"La vocazione delle donne" di Claudia Vio, Unica Edizioni
Testo di Antonella Barina
Qual è la vocazione delle donne? L'autopersecuzione? L'illusione? Il mondo che ci delude? L'essere tradite? O il liberarsene, come vocazione definitiva, prima altrimenti di soccombere? Non una, ma mille sono le vocazioni: oppure nove, numero emblematico e generativo, quanti i racconti della raccolta "La Vocazione delle Donne" di Claudia Vio. Racconti consegnati, ma di questo parleremo dopo, ad una casa editrice nuova di zecca, "Unica Edizioni" di Mestre-Venezia.
Sono autopsie in corpo d'anima, resoconti dettagliati di sopravvivenze possibili, procedimenti minimalisti applicati al sentimento e all'emozione, in quanto lo sguardo si sposta lentamente all'interno di una camera che è l'anima femminile, le cui evoluzioni l'autrice registra nel dettaglio con l'ossessiva puntualità di una puntata di X-Files.
Da leggere, per scoprirlo, il contenuto dei racconti: dirò solo che le protagoniste siamo noi, quale che sia l'estensione che ciascuna attribuisce al termine. I titoli dei racconti, piuttosto: "Il morbo", "Il giorno di santa Lucia", "La casa nuova", "Libera uscita", "Interferenze", "Vigilia", "Scomparsa", "Una storia di ieri", "Il gas", nei quali il ritmo è giocato sempre in tensione crescente, portando senza scampo chi legge all'identificazione, ma mantenendo nel contempo il punto di vista di chi ascolta le mosse dell'anima e le sue nascoste vocazioni al trabocchetto.
Procedimento woolfiano, esito contemporaneo. La narrazione segue il tracciato obbligato attraverso progressivi mutamenti, fino all'impercettibile svolta che porta a perdersi, forse a ritrovarsi. C'è chi ci riesce. E chi no. Il volgere alla risoluzione, tragica o di ritorno alla normalità, è proprio di quest'autrice che proviene dalla poesia, è biograficamente dotata di sensibilità precisissima, superiore alla media, e conosce a menadito i meccanismi della narrazione.
In termini politici, Vio sdogana in funzione antiretorica quell'autocritica femminile che ha visto tra noi brevi stagioni ed è stata poi cancellata dal prevalere di una storia ingenerosa che trita tutto, complice la nevrosi quotidiana dell'ego vocato, appunto, a rimuovere. Un invito, insomma, a rileggersi con autoironia, a scardinare le fissità, ad acquisire la strumentazione necessaria a sconfiggere l'anima killer (termine individuato da Alessandra Pagan che ha presentato l'autrice alla Mondadori di Venezia) che alberga in ognuna di noi.
Di striscio, poiché non è questo il centro del lavoro, vengono inoltre registrate le defaillances del maschile, cui, invece, molto sfugge: le aspettative deluse, l'offesa dell'amore ricambiato in modo convenzionale, le sottrazioni quotidiane. Con pietas, del resto: anche le amiche delle protagoniste preda della propria anima non riescono a cogliere le profondità dei conflitti in atto, si prodigano in consigli diretti ad un io che è troppo lontano per essere raggiunto, superflui data l'entità del dramma.
Eccezionale, infine, la soluzione editoriale: "Unica Edizioni" è nata nel 2006, casa editrice dove l'autrice pubblica se stessa, anzi, "solo se stessa, perché spiega Claudia Vio risponde alla volontà di costruire l'opera letteraria oltre la scrittura, inglobando la produzione del testo e le forme della sua circolazione". E, per reciproco riconoscimento, non manca di citare l'"antesignana" Edizione dell'Autrice, che cammina sulla stessa strada. Vi faremo sapere.